Il progetto Fantini Mosaici ad Abu Dhabi : come è nato e come è stato realizzato
E' utile a mio avviso far sapere come sia nata la presenza della mia azienda nel progetto di Grande Moschea ad un uditorio così autorevole, ed in una iniziativa che vuole essere direttamente operativa e rivolta al supporto della partecipazione delle nostre imprese allo sviluppo impetuoso e alle incredibili opportunità dei Paesi del Golfo.
Innanzitutto preciso che sono stato chiamato dal committente locale, in base a comuni contatti pregressi, e non ho cercato io l'opportunità negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, non ho potuto contare su impegni scritti fin quando non ho preso io impegni scritti nei confronti del committente, con le dovute garanzie SACE, ecc.
Cio´ rientra nel modus operandi dei Paesi del Golfo, ma nel caso della Grande Moschea, progetto che ripartiva nel 2003, quando mi hanno chiamato, dopo problemi non indifferenti negli anni precedenti, anche nei confronti di aziende italiane, ho effettivamente assunto un rischio imprenditoriale notevole.
La realizzazione è stata figlia del modus operandi attuale degli Emirati Arabi Uniti, e ciò un connubio tra tradizione e modernità.
Per vari motivi, non ultimo il valore simbolico e politico del progetto per la famiglia reale di Abu Dhabi (vicino alla Grande Moschea è sepolto il fondatore del Paese, Sceicco Zayed, che avrebbe voluto vedere il progetto finito prima di morire, nel novembre 2004), il team di gestione del progetto era quasi esclusivamente locale, non c'è infatti stato alcun vero outsourcing a managament di vera professionalità tecnica su un progetto così delicato.
Inoltre, vi sono stati tentativi non troppo celati di risparmiare su alcuni prodotti e su alcune forniture (nel caso della mia azienda e non solo), innescando competizione tra aziende (anche cinesi) presenti nel cantiere del progetto. Ma questo rientra nella "normale dinamica" di realizzazione quotidiana di un progetto.
Ciò che invece davvero non posso sottolineare è che al termine del progetto, quando la Grande Moschea è stata inaugurata, con un ritardo di alcuni mesi imputabile al complesso della gestione del progetto stesso, alla mia e ad altre aziende, nonostante la considerazione politica nei confronti dei Paesi di provenienza e la stima del lavoro svolto, espressa dai vertici emiratini in più occasioni, vengono formalizzate delle penali non giustificate.
Mi permetto di soffermarmi su tale dettaglio in quanto la tutela legale degli interessi di una azienda straniera è ancora, in un mercato come quello degli Emirati Arabi Uniti, da affidare preferibilmente a una mediazione extra-legale. Ciò implica un supporto diretto dell'Ambasciata del Paese di appartenenza dell'azienda, o comunque del sistema promozionale pubblico del proprio Paese, con inevitabili rallentamenti dovuti al fatto che occorre agire su interlocutori governativi emiratini che, in quanto tali, facilmente "hanno l'ultima parola" non dovendo rendere conto di fronte ad alcun giudice o arbitro.
Quali ulteriori occasioni in futuro nell'area
Le occasioni nel futuro dell'area sono notevoli. MI basti citare la mia partecipazione alla realizzazione di Palazzo Versace a Dubai (il secondo nel mondo), che mi permetterà certamente di acquisire ulteriore visibilità internazionale.
La stessa partecipazione al progetto di Grande Moschea non ha avuto per me, è bene precisarlo, connotati solo negativi quali quelli che ho citato prima. Devo però dire con altrettanta franchezza che riesco a fronteggiare, per ora, l'impatto negativo dei termini del contratto e delle penali che mi vengono ora contestate, in quanto la mia azienda aveva una solidità interna e internazionale prima dell'arrivo negli Emirati Arabi Uniti.
In altre parole, non consiglierei ad una azienda che abbia un prodotto di altissima qualità, ma che abbia scarsa attitudine ai nuovi mercati, di "tentare l'avventura". Il mercato degli Emirati è infatti molto, molto competitivo.
E' dunque bene approcciarlo solo se se ne ha la forza. I tempi rapidi di realizzazione dei progetti, imposti dal Governo locale, fanno sì, infatti, che spesso una azienda non abbia alternative di prezzi e di tempi di consegna.
L'utilizzo degli strumenti a supporto dell'internazionalizzazione:
- Come conoscerne l'esistenza e come capirne il potenziale
- L'esperienza con SACE
L'esperienza con SACE si è rivelata proficua, altrimenti non avrei potuto partecipare al progetto.
Fatta questa premessa, devo dire, per onestà intellettuale del mio contributo da imprenditore qui, che quando ho richiesto il supporto alla SACE, nel 2004/2005, l'iter burocratico con SACE non era fluido come è poi diventato in seguito. In particolare, l'approfondimento dell´istruttoria riguardo alla solvibilità del mercato emiratino ha avuto successo in larga parte grazie all'intervento della Farnesina, sia a Roma sia tramite l'Ambasciata italiana ad Abu Dhabi. La percezione e la trattazione della solvibilità di un nuovo mercato come quello degli Emirati Arabi Uniti appariva infatti incerta, almeno a quanto ne ricavavo io che non ricevevo nè un si nè un no e rischiavo di "perdere la presenza nel progetto".
La lezione che ne ho tratto è che, come detto prima, sono riuscito a risolvere positivamente la questione grazie ad una mia pregressa conoscenza del modus operandi istituzionale italiano sul fronte dell'assistenza all'internazionalizzazione delle imprese.
Senza tali conoscenze sarei stato un fornitore di un prodotto quasi unico al mondo che veniva chiamato da Abu Dhabi in ragione della "creatività italiana", e rimaneva a casa per una non efficace "catena di comando" del sistema promozionale italiano.
Per fortuna di fronte ai problemi il nostro Paese reagisce molto bene, e mi fa piacere pensare che la maggiore rapidità della SACE negli ultimi tempi sia stata favorita anche dalla mia vicenda.
L'esperienza con SIMEST
I tempi di ottenimento del supporto SIMEST sono stati, mi piace dirlo, soddisfacenti.
Risultano comunque gravose per una piccola o anche, direi, per una media impresa, i termini di garanzia richiesti dalla SIMEST, e cioè garanzia assicurativa, con fidi, o bancaria. Occorrerebbe al riguardo maggiore flessibilità da parte di SIMEST
Mi preme dirlo perchè ben comprendo che SIMEST debba garantirsi, ma il senso e l'utilità di eventi come quello odierno è anche di individuare in modo concreto le esigenze delle imprese e di segnalarle agli Enti che operano a supporto del sistema imprenditoriale italiano.
Contesto lavorativo e organizzativo per una piccola e media impresa nei paesi arabi: suggerimenti pratici
Determinante un contatto assiduo con l´Ambasciata italiana e con i principali studi legali di riferimento dell'Ambasciata, anche per aspetti quali licenze, visti di residenza negli Emirati per i propri lavoratori, visti per l'Italia per tecnici locali che debbano visitare l'azienda.
Al riguardo, ad ABu Dhabi ho avuto una esperienza estremamente positiva con la nostra Ambasciata.
Infine, determinante è intercettare il modus operandi locale, e seguire i vari iter di licenze senza chiedere favori, in quanto il Paese è molto trasparente e sempre meglio organizzato, per poter intercettare il business.
La piccola e media impresa deve stare invece attenta agli aspetti di conoscenza del sistema italiano di supporto all'internazionalizzazione e sapere che i termini contrattuali negli Emirati impongono grande solidità economica dell'impresa stessa e capacità di rispettare al millimetro i tempi di consegna richiesti.